NINNA NANNA
Sopra la cuna del bimbo adorato
Una giovine madre canta beata
Al suo pargolo biondo la Ninna Nanna
C’è un castello di fate in riva al mare
C’è un castello di Re sopra la terra
C’è una bionda regina fra le ancelle
C’è una dolce Madonna fra le stelle
Il Castello del Re è la tua cuna
E la bionda Regina è la tua mamma
Che con le fate ti ripete in coro
La più amorosa e dolce Ninna Nanna
Ninna Nanna, Ninna Nanna
Dormi tesor, dormi amor
Sopra il tuo capo c’è la Madonna
Sopra il tuo cuor c’è il mio cuor.
Testimonianze
Sandro Pertini, che era allora detenuto al carcere di Regina Coeli, lo incontrò dopo un interrogatorio delle SS. Pertini lasciò questa testimonianza:
« Detenuto a Regina Coeli sotto i tedeschi, incontrai un mattino don Giuseppe Morosini: usciva da un interrogatorio delle S.S., il volto tumefatto grondava sangue, come Cristo dopo la flagellazione. Con le lacrime agli occhi gli espressi la mia solidarietà: Egli si sforzò di sorridermi e le labbra gli sanguinarono. Nei suoi occhi brillava una luce viva. La luce della sua fede. Benedisse il Plotone di esecuzione dicendo ad alta voce: "Dio, perdona loro: non sanno quello che fanno", come Cristo sul Golgota. Il ricordo di questo nobilissimo martire vive e vivrà sempre nell'animo mio » (Roma, 30 giugno 1969)
Don Giuseppe Morosini (1913-1944)
Medaglia d’oro al valore militare
Nato a Ferentino il 19 marzo 1913, sacerdote della Congregazione dei missionari di S. Vincenzo de’ Paoli, don Morosini fu ordinato sacerdote a San Giovanni in Laterano nel 1937 e divenne nel gennaio del 1941, cappellano militare del 4° Reggimento d'artiglieria di stanza a Laurana, in provincia di Fiume.
Trasferito a Roma nel 1943, fu direttore della Scuola Elementare Pistelli, che ospitò centocinquanta bambini rimasti orfani o senza casa dopo il bombardamento della capitale del 19 luglio 1943.
Dopo l'8 settembre aderì alla Resistenza romana entrando in contatto con la “banda Fulvi", comandata da un ufficiale dell’esercito italiano, il tenente Fulvio Mosconi, che operava a Monte Mario alle dipendenze del Fronte clandestino militare di Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo.
Per il movimento Don Morosini celebrava messa e offriva assistenza spirituale, ma collaborava anche alle azioni per il rifornimento delle armi, il vettovagliamento ed il recupero delle informazioni. In particolare ottenne da un ufficiale della Wehrmacht una copia del piano operativo delle forze tedesche schierate sul fronte di Cassino, che trasmise agli Alleati. Don Morosini svolgeva la sua attività anche in diverse zone periferiche della città, lungo la via Cassia, la Casilina e l’Appia, avvicinando sbandati e renitenti alla leva e attirandoli nel gruppo.
Denunciato da un delatore (certo Dante Bruna, che ricevette un compenso 70 mila lire), don Morosini fu arrestato dalla Gestapo il 4 gennaio del 1944 mentre rientrava nel Collegio Leonino, nel rione Prati, dove abitava e ospitava il tenente dell’esercito Marcello Bucchi, suo collaboratore, arrestato nella stessa circostanza. Il sacerdote venne condotto presso il Tribunale di guerra tedesco, in via Lucullo, lì fu trattenuto vari giorni e poi venne incarcerato a Regina Coeli nella cella n. 382. Don Morosini venne accusato oltre che di aver passato agli Alleati la copia della mappa del settore difensivo tedesco davanti a Cassino, anche del possesso di una pistola, rinvenuta tra la biancheria, e del deposito di armi ed esplosivi nascosto nello scantinato del Collegio Leoniano in Prati.
Nel carcere divideva la cella con Epimenio Liberi, un commerciante ventitreenne, che con il Partito d’Azione aveva partecipato ai combattimenti di Porta San Paolo; i due strinsero amicizia e don Morosini scrisse per il terzo figlio di Liberi, che stava per nascere, una celebre Ninna Nanna per soprano e pianoforte. Liberi fu fucilato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo.
Sottoposto a tortura, don Morosini mantenne sempre un orgoglioso contegno, prodigandosi nei confronti dei compagni e degli ebrei, non solo non rivelò mai i nomi dei complici ma cercò di addossarsi ogni colpa del movimento. Il 22 febbraio il tribunale tedesco lo condannò a morte.
Nonostante le pressioni esercitate dal Vaticano, la domanda di grazia venne respinta il 15 marzo da Kesselring, su diretta imposizione di Berlino, e Don Morosini fu fucilato il 3 aprile 1944 a Forte Bravetta. Nel plotone di esecuzione della PAI (Polizia Africa Italiana), all'ordine del fuoco, ben 10 militi su 12 spararono in aria; rimasto ferito dai colpi degli altri 2, il sacerdote fu ucciso dall'ufficiale che comandava l'esecuzione con due colpi di pistola alla nuca. Fu accompagnato al patibolo dal vescovo monsignor Luigi Traglia, che l'aveva ordinato sacerdote sette anni prima.
Della sua esecuzione non fu data notizia.
Onorificenze
Medaglia d'oro al valor militare conferita il 15 febbraio 1945
Filmografia
Il don Pietro del film di Rossellini “Roma città aperta”, riassume le figure di don Giuseppe Morosini e di don Pietro Pappagallo, un altro sacerdote che partecipò alla resistenza romane e che fu ucciso alla Fosse Ardeatine .
«Sacerdote di alti sensi patriottici, svolgeva, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, opera di ardente apostolato fra i militari sbandati, attraendoli nella banda di cui era cappellano. Assolveva delicate missioni segrete, provvedendo altresì all’acquisto ed alla custodia di armi. Denunciato ed arrestato, nel corso di lunghi estenuanti interrogatori respingeva con fierezza le lusinghe e le minacce dirette a fargli rivelare i segreti della resistenza. Celebrato con calma sublime il divino sacrificio, offriva il giovane petto alla morte. Luminosa figura di soldato di Cristo e della Patria.»
Riconoscimenti
Il sacrificio di don Morosini è stato ricordato da un'emissione filatelica nel 1997.
La città di Roma gli ha dedicato una piazza, Largo Don Giuseppe Morosini, nel quartiere della Vittoria.